Laboratorio di Valutazione Democratica

11/01/2013

Perchè impegnarsi oggi per una valutazione democratica

Un complesso di condizioni che si sono verificate recentemente nel nostro paese chiamano in causa una valutazione democratica. Da una parte, infatti, la crisi economica, la crescente sfiducia dei cittadini verso l’amministrazione, la domanda di accountability, fanno parlare, come  anche nel resto d’Europa, di un “deficit democratico”; dall’altra, la recente ri-centralizzazione amministrativa, anche coadiuvata da pratiche valutative correnti, non fa che aggravare l’inefficienza dell’amministrazione pubblica. Responsabilità, libertà e democrazia non sono mai date, necessitano di essere difese, sempre riconquistate: la valutazione assume a tal fine un ruolo strategico; può contribuire ad avvicinare i cittadini alle amministrazioni pubbliche.

La valutazione ha a che vedere con la democrazia per molteplici aspetti distinti: è legata a una politica democratica, attenta al raggiungimento di risultati di sviluppo economico e sociale del paese e a un’affermazione dei valori democratici nella società (valutazione nella democrazia); può essere condotta con approcci che si qualificano come collaborativi e democratici (democrazia nella valutazione); può essere organizzata in modi che la facciano rispondere alla collettività, piuttosto che ad una sola categoria di soggetti (valutazione per la democrazia). Noi siamo interessati a tutti questi profili. La valutazione, infatti, mira a rilevare gli esiti effettivi delle policy e raffrontarli, non solo con le intenzionalità pregresse, ma con l’interesse pubblico, con i fabbisogni attuali dei vari attori, e con valori spesso contrastanti cogliendo appieno la possibilità di valorizzare le conoscenze che attuatori, destinatari, utenti e cittadini hanno delle policy, dei loro esiti e delle interazioni con altre policy.

Lavorare per una valutazione democratica significa mirare ad ampliare il numero dei soggetti interessati, il campo dei valori che vengono presi in considerazione, il repertorio dei metodi di ricerca, il campo di interesse delle politiche, la definizione stessa degli oggetti delle valutazioni.

Attualmente, soprattutto in Italia, le potenzialità democratiche della valutazione sono largamente inespresse. La valutazione è una pratica essenzialmente confinata all’interno dell’Amministrazione. Molte pratiche valutative correnti servono a una concezione verticale dell’accountability (il livello “inferiore” risponde solo alle direttive di  quello “superiore”; il livello “superiore” non è interessato alle pratiche dei livelli “inferiori” se non per accertarne la conformità a quanto preordinato) anziché favorire uno scambio reciproco tra diversi livelli (mutual accountability) e un confronto orizzontale tra attuatori di una politica. Per dare un contributo a connotare la valutazione in modo democratico, affrontandone i diversi risvolti pratici, metodologici, istituzionali abbiamo ritenuto necessario dar vita ad un laboratorio ove un gruppo di persone della società civile attraverso le proprie esperienze e il proprio impegno si sforzi di portare l’amministrazione “fuori dagli uffici” a confrontarsi con le conseguenze dell’azione pubblica.

Il Laboratorio per la Valutazione Democratica (LDV) rappresenta l’evoluzione dell’esperienza del Seminario dei Classici della Valutazione dell’Università La Sapienza di Roma, che ha visto un gruppo di practitioner e studiosi approfondire e discutere il pensiero di alcuni pionieri della valutazione nei paesi in cui essa è da tempo pratica costante. Il seminario, nato nel 2008, si distingueva per lo studio critico degli approcci alla valutazione, da quelli degli gli anni ’60 e ’90 del ‘900, presentati nei Classici della Valutazione (2007), agli sviluppi più recenti. L’ispirazione del seminario è sempre stata pluralista, motivata dalla necessità di apprendere un’ ampia strumentazione teorica e metodologica. Il comitato scientifico del Ciclo di Seminari si sta ponendo come traghettatore per la costruzione del Laboratorio.

Documentazione de ‘I Classici della Valutazione’: programmi, articoli e slide

La Valutazione democratica nei “classici”

07/03/2013

Molti valutatori “Classici” hanno affrontato il rapporto tra valutazione e democrazia. Ecco le principali definizioni.

Barry mac Donald

Mac Donald distingue la valutazione democratica da quella burocratica e da quella autocratica.

La valutazione “democratica” è un servizio di informazione alla comunità. Il valutatore riconosce il pluralismo dei valori dei diversi stakeholders, e agisce come negoziatore negli scambi di informazioni tra gruppi di cittadini informati, di cui raccoglie ripetutamente  le differenti reazioni ai programmi, e a cui assicura l’anonimato. Le sue tecniche di ricerca devono essere accessibili a un pubblico non specialista. I suoi lavori non contengono raccomandazioni . I concetti principali sono “riservatezza”, “negoziato”, “accessibilità”, e si giustifica come “il diritto di sapere”.

Mac Donald, B. (1977),  “A political classification of evaluation studies”, in Hamilton, D.,  Jenkins, D.,  King, C.,  MacDonald, B. and Parlett, M. (eds.), Beyond the Numbers Game. A Reader in Educational Evaluation. London: Macmillan Education

Ernest House

Il suo approccio di valutazione deliberativa democratica è basato su tre principi strettamente collegati tra loro. Primo, la valutazione deve includere tutti gli stakeholder: non solo quelli che gestiscono il programma (pubblico, privato, terzo settore) dai manager agli street-level bureaucrat, ma anche i decisori, i beneficiari e tutti quelli che sono in qualche modo coinvolti nel processo. Secondo, la valutazione deve essere dialogica: i punti di vista e gli interessi rispettivi si scoprono meglio attraverso una interazione dialogica tramite cui le persone si creano una propria opinione. Terzo, la valutazione deve essere deliberativa: deve aiutare il processo decisionale esaminando i fatti e i valori tramite un procedimento razionale.

E. House e K. Howe (2000), “Deliberative democratic evaluation”, in New directions for evaluation,  n. 85

Carol Weiss

La sua affermazione che “la valutazione è una impresa razionale che ha luogo in un contesto politico” si basa su un concetto di policy-making diverso da quello di molti valutatori, e pieno di conseguenze riguardo al ruolo del valutatore, agli usi della valutazione, e alla pratica valutativa in generale. I valutatori devono essere consapevoli di svolgere un ruolo politico: le politiche e i programmi sono il frutto di decisioni politiche; la valutazione è fatta per alimentare decisioni politiche; la valutazione stessa è una presa di posizione politica, perché privilegia alcune domande su altre, ascolta alcune voci invece di altre. Ma ciò non è un limite per i valutatori, anzi: “solo essendo sensibili alla politica della ricerca valutativa il valutatore può essere il più creativo e strategicamente utile possibile”.

Carol Weiss riconosce che il processo politico democratico è  immerso in ambiguità e incertezze  e procede attraverso negoziati e interazioni tra differenti stakeholder: è un processo di “decision-accretion”, che utilizza le valutazioni, come ogni altra fonte di informazione, come “illuminazione”. Secondo Carol Weiss,  i valutatori non offrono soluzioni, ma attrezzano gli stakeholder con una migliore comprensione della situazione, in modo che essi possano disegnare le proprie soluzioni.

C. Weiss,  “Where Politics and Evaluation Research Meet” in D. Palumbo, ed., (1987), The politics of program evaluation, Sage.

Jennifer Greene

La valutazione democratica si caratterizza per un’adesione deliberata ai valori democratici della giustizia sociale, dell’eguaglianza e dell’empowerment. La valutazione democratica rifiuta la stessa possibilità di una neutralità dei valori in valutazione, e sostiene la stretta relazione tra valori e pratica valutativa. Essa si basa su argomenti epistemologici (riguardo alla natura e allo scopo della conoscenza) e politici (il posto della valutazione nella società). Essa si preoccupa meno dei disegni e dei metodi valutativi e più dei processi valutativi, del ruolo e dell’impegno dei valutatori. Ciò si esplicita nel chiarire, al livello macro, quali sono gli interessi che il valutatore dovrebbe servire e, al livello micro, quali sono le pratiche che i valutatori devono stabilire nei diversi contesti.  Da queste scelte dipenderanno poi gli aspetti specifici di come stabilire le domande di valutazione, i criteri per giudicare la qualità, le procedure per riportare i risultati della valutazione, così come i disegni e i metodi.

J.C. Greene (2006), “Evaluation, Democracy and Social Change”, in I.F.Shaw, J. Greene, M. Mark, eds. The Sage Handbook of Evaluation, Sage.  A pag. 135 contiene una tabella che distingue (colonne) lo schema filosofico, il concetto di democrazia, la macro-collocazione della valutazione nella società, la micro-collocazione del valutatore nella valutazione rispetto a un gruppo di approcci alla valutazione democratica (righe): la valutazione democratica di macDonald, la valutazione deliberativa democratica (House e Howe), la valutazione partecipativa, la valutazione critica, la valutazione responsabile rispetto al contesto e alla cultura.

Robert Picciotto

La valutazione è di per sé un’attività politica, legata a problemi di distribuzione del potere e di diritti.  Pertanto la valutazione deve essere protetta nella sua indipendenza di giudizio. Il valutatore rispetta i diritti del committente (il manager del programma) e  dei beneficiari alla conoscenza che deriva dalla valutazione. Nella valutazione democratica il valutatore va oltre il ruolo del broker neutrale tra le parti, e fa sforzi deliberati per empower i più deboli e i più poveri. Il modello di valutazione democratica sfida il monopolio dell’informazione dei manager del programma, fa emergere i valori e gli interessi che sottostanno alle politiche e ai programmi, allarga la sfera delle questioni da affrontare per far sì che la voce dei cittadini sia udita. La valutazione democratica impegna il pubblico in una discussione informata sui pro e i contro delle direzioni della politica e dei disegni dei programmi e diffonde i risultati in un linguaggio non specialistico in modo da rendere accessibile ai non esperti e al pubblico in generale i processi e i prodotti della valutazione

R. Picciotto (2013), “What is Democratic Evaluation?”, in Evaluation Connections, EES newsletter, June

Rapporti di ricerca e valutazione

In accordo con i committenti rendiamo disponibili rapporti di valutazione e di ricerca su diversi programmi e aree tematiche.
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